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Brain 2 Brain: il primo cluster digitale delle idee, nasce dalla convinzione che solo attraverso l'incontro dei cervelli possano nascere progetti innovativi. Proponi, confronta, elabora e condividi le tue idee con la comunità Brain 2 Brain! Le applicazioni che funzionano nei network sono quelle in grado di supportare l'attività dei gruppi e la formazione di spazi pertinenti e di creare valore condiviso - Giuseppe Granieri - Non esiste alcuna ragione concettuale per cui non si sarebbe dovuto mettere all'asta le risorse di Internet agli inizi della sua storia. Si poteva immaginare fin dall'inizio l'uso di protocolli per tariffare e assegnare ordini di priorità. Facendolo, si sarebbe prodotto lo stesso tipo di innovazione? Se la Rete fosse stata progettata per assegnare il controllo ai proprietari del network si sarebbe prodotta l'Internet che poi abbiamo avuto? - Lawrence Lessig - Brain 2 Brain: il primo cluster digitale delle idee, nasce dalla convinzione che solo attraverso l'incontro dei cervelli possano nascere progetti innovativi. Proponi, confronta, elabora e condividi le tue idee con la comunità Brain 2 Brain!…se quest’anno avete tempo anche per una sola idea, questa è la sola da non perdere. Non siamo spettatori, né occhi, né utenti finali, né consumatori. Siamo esseri umani e la nostra influenza va al di là della vostra capacità di presa: cercate di capirlo - Levine, Locke, Searls & Weinberger - L’oggetto centrale dello sviluppo è la libertà, quindi diventa essenziale chiedersi se, come esseri umani responsabili, abbiamo la possibilità di scegliere ciò che riteniamo importante - Amartya Sen - Brain 2 Brain: il primo cluster digitale delle idee, nasce dalla convinzione che solo attraverso l'incontro dei cervelli possano nascere progetti innovativi. Proponi, confronta, elabora e condividi le tue idee con la comunità Brain 2 Brain!…per quanti sforzi i mercati possano prodigare, la fame che promettono di saziare non si placherà. Gli esseri umani sono stati forse riciclati in beni di consumo, ma i beni di consumo non possono essere trasformati in esseri umani. Non in quel genere di esseri umani che ispirano la nostra disperata ricerca di radici, parentela, amicizia e amore, non quegli esseri umani con cui potersi identificare - Zygmunt Bauman - E' sconvolgente scoprire quante aziende diano normalmente inizio a progetti di sviluppo da molti milioni di dollari senza neppure parlare con un singolo cliente, passato, presente o potenziale - David Kline - Brain 2 Brain: il primo cluster digitale delle idee, nasce dalla convinzione che solo attraverso l'incontro dei cervelli possano nascere progetti innovativi. Proponi, confronta, elabora e condividi le tue idee con la comunità Brain 2 Brain! I blog sono i tubi di scarico dell'attenzione dei consumatori - Charlotte Li - L'attuale gap europeo nei confronti degli Stati Uniti per quanto concerne la crescita della produttività è un fatto recente (dalla metà degli anni novanta) e potrebbe benissimo scomparire in maniera naturale come apparve: potrebbero benissimo produrre questo effetto la globalizzazione delle idee e i flussi di capitale - Adair Turner - Brain 2 Brain: il primo cluster digitale delle idee, nasce dalla convinzione che solo attraverso l'incontro dei cervelli possano nascere progetti innovativi. Proponi, confronta, elabora e condividi le tue idee con la comunità Brain 2 Brain! La società digitale è la più grande occasione di sviluppo che l'uomo abbia mai avuto - G. Granieri - Noi non diventiamo tutti uguali (per la globalizzazione n.d.r.), ma presentiamo e comunichiamo sempre più le nostre differenze in un modo che ci rende simili gli uni agli altri - Richard Wilk - Qualunque totalità venga immaginata al posto della società è composta esclusivamente dal mosaico di destini individuali che si incontrano solo per un fugace istante per poi imboccare nuovamente e con rinnovato vigore ognuno la propria (e diversa) strada - Luc Boltanski e Eve Chiapello - La società ci obbliga a trovare soluzioni biografiche a contraddizioni sistemiche - Ulrich Beck - Brain 2 Brain: il primo cluster digitale delle idee, nasce dalla convinzione che solo attraverso l'incontro dei cervelli possano nascere progetti innovativi. Proponi, confronta, elabora e condividi le tue idee con la comunità Brain 2 Brain! Oggi siamo tutti individui "de iure", ma ciò non significa che siamo individui "de facto". Quasi sempre, il controllo sulla vita è il modo in cui la storia della vita è raccontata, anzichè il modo in cui la vita viene vissuta - Zygmunt Bauman - Quanto più la massa fa di noi degli esseri senza volto, tanto più assume rilevanza la fama e tanto più straordinaria appare la persona famosa.(..) Sul Web, invece, le persone sono famose nella misura in cui c'è qualcuno che le sta ad ascoltare. Sul Web esiste solo la fama locale - David Weinberger -

 

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Facebook Travelling: appunti del mio viaggio nel social network più grande al mondo (3^ Parte)
sabato 27 febbraio 2010
 
 
 
Dicevamo che Facebook aggiunge una componente di morbosità alle cyber-relazioni e che contestualmente sottrae tempo, a volte troppo, alla vita quotidiana.

La parola morbosità, stando ai dizionari, ha una radice che la collega a "mors" (morte) e a "morbus" (malattia), ma anche a "morbum" inteso come consumare (radice indeuropea morbu(m)).

Se, come si è visto in precedenza, Facebook è un social network "ontologicamente erotico" non stupisce come possa avere alla base del suo sviluppo virale l'altra componente associata invece a "thanatos", che si esplicita appunto come morbosità, eccesso, iper-consumo (di informazioni e di emozioni), fino ai limiti della patologia.

E' innegabile, infatti, che l'utilizzo di FB genera una sorte di "dolce dipendenza", che si traduce nel suo utilizzo frequente nel corso della giornata e con gesti più o meno ripetitivi che possono consistere nel seguire lo scorrere delle news della "home" per vedere cosa postano gli amici ed esprimere i nostri "mi piace" o i nostri commenti, andare a visitare le bacheche degli amici con i quali ci relazioniamo più spesso, richiedere l'amicizia a "perfetti sconosciuti" ma con i quali la piattaforma ci dice che abbiamo un certo numero di "amici in comune", controllare le notifiche dei link dei post a cui stiamo partecipando, ricambiare o cancellare le miriadi di comunicazioni generate dalle altrettanto numerose applicazioni (ad es. le cartoline blinge book, i vari "ti regalo un video", "ti regalo una canzone", farmville ecc.).

Alla base di questi comportamenti, in genere ripetitivi, che finiscono per impegnarci da un minimo di un'ora fino a svariate ore al giorno, oltre all'Eros c'è, a mio parere e come suggeriva l'amica Elena Lupo, anche una buona dose di morbosità.

Nel momento che entriamo in connessione siamo spinti a cercare molto probabilmente le persone che ci sembrano più affini a noi e quindi in breve tempo queste persone entrano a far parte del nostro quotidiano e finiamo per instaurare delle relazioni empatiche che non di rado possono essere anche "eccessive" rispetto a quello che potrebbe accadere nella vita off line con le medesime persone.

Ci si confida più facilmente, ci si arrabbia altrettanto facilmente, in generale i "freni inibitori" sembrano molto più allentati e le proiezioni mentali circa la "persona che sta dall'altra parte del computer" sembrano dipingere una realtà sempre più bella di quella in cui viviamo nel mondo fisico.

Da qui la componente "morbosa" delle cyber relazioni, che può essere positiva o negativa a seconda che si superi una certa soglia che è comunque sempre soggettiva o al massimo soggettivamente oggettiva.
 
 
Ultimo aggiornamento ( sabato 27 febbraio 2010 )
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Facebook Travelling: appunti del mio viaggio nel social network più grande al mondo (2^ Parte)
domenica 14 febbraio 2010
Foto tratta dal gruppo Facebook : Nectareous Anonymous

 

 

Ai sette punti che ho elencato nel precedente post aggiungerei un ottavo punto, che ritengo molto importante per il successo virale di Facebook: è un social network "erotico".

Vorrei subito fugare l'interpretazione del termine erotico da facili conclusioni perchè non mi riferisco ad un erotismo solo con fini sessuali, che pure innegabilmente esiste, ma al termine Eros nella sua più ampia accezione e cioè di forza attrattiva e unificante.

In una mia riflessione, tratta dall'omonimo Album fotografico "Riflessioni" su FB che utilizzo come una sorta di micro-blog, sono partito da questa citazione tratta dal libro di Federico Casalegno "Le Cybersocialità. Nuovi media e nuove estetiche comunitarie" (2007):

"Ecco dunque l'ipotesi di Homo Aestheticus Telematicus: c'è una sinergia sempre crescente tra uomo e reti di comunicazione e d'informazione, ed è questa interdipendenza reciproca a far sì che l'Homo sia Telematicus. L' Homo Telematicus evolve in un ambiente co-evolutivo, interconnesso ed interdipendente (secondo l'ipotesi di Gaia o quella di Cibionte). E' Homo Aestheticus perché usa la rete per dare sfogo alle sue passioni, in tutte le loro differenti manifestazioni, e forma tribù a dominanza empatica.
Un nuovo meta-territorio si apre alle sue attività perchè nel cyberspazio l'uomo può approfittare di quello che il filosofo Hakim Bey chiama una TAZ, una Zona di Autonomia Temporanea che l'uomo conquista e costruisce con il suo immaginario.
Il cyberspazio sarebbe così visto come un luogo da modellare a piacere, in un movimento perpetuo di territorializzazione e deterritorializzazione (...) Il cyberspazio, quindi, è una nuova forma di terra libera da conquistare con il nostro immaginario e costruire in base a principi di libertà (...) Nel cyberspazio il cybernauta riscopre una cultura edonista: la cultura underground della cybercultura, fin dalla sua creazione, ha combattuto il mondo produttivo rappresentato dai computer cercando di penetrare in questi mondi prometeici e di trasformarli. Michel Heim ha messo a nudo la dimensione erotica del cyberspazio: un meta-territorio di interazione ontologicamente erotico, che consente l'incontro caloroso ed affettivo fra i suoi abitanti.
Per lui la nostra passione per i computer e le reti va ancora oltre il piacere dei sensi o il soddisfacimento estetico. Noi siamo costantemente in cerca di una <<casa>> per la mente e il cuore. La nostra passione per i computer è più erotica che sensuale, più spirituale che utilitaristica (...) Abbiamo la sensazione che il nostro cuore entri nella macchina e questo è l'Eros!"


Ho poi proceduto a "taggare" un pò di amici che ho ritenuto poter essere interessati all'argomento, che voglio qui pubblicamente ringraziare, e i cui commenti vorrei riportare di seguito per poi analizzare successivamente molti spunti interessanti:

Calogero Gallo: "Il cyberspazio è la realizzazione virtuale del platonismo :-) beh qui si và oltre l'amore "platonico", inteso come una sublimazione dell'amore... qui si parla di "eros" platonico, volto ad includere anche la dimensione sessuale e passionale..."

Andrea Romeo: "Ciao Mario, dopo tanto tempo trovo il tempo di rispondere ad una delle tue interessantissime riflessioni!
Beh, sono convinto che alla base del successo di facebook e affini vi sia il fatto che sappiamo (sia consciamente che inconsciamente) che dall'altra parte del filo telefonico ci stanno sempre esseri umani, anche quando non comunichiamo in modo diretto, sappiamo che una nostra traccia nella rete puo' (almeno potenzialmente) essere prima o poi vista, letta, vissuta da qualcun'altro. Mi piace pensare che la nostra sia una comunicazione attraverso un'attivazione indiretta dei nostri neuroni empatici.
Mi piace molto il concetto di <<casa>> attraverso una interfaccia simulata e quindi il senso di familiarita'. A tal proposito mi ricordo un libro interessante che lessi anni fa di Gianfranco Pecchinenda che conio' il termine Homo-game (credo nel 2003). L'urbanizzazione ha allontanato sempre piu' l'uomo dalla natura, cosi' che gli umani ne hanno trasportato una copia ideale negli schermi dei computer. In un mondo pieno di macchine, gli uomini ritrovano se stessi in una savana digitale. In un certo senso abbelliamo e rendiamo piu' familiari le nostre celle virtuali, avendo di conseguenza un legame affettivo con questi ambienti che, seppur in forma simbolica, comunque viviamo emozionalmente in quanto frutto della nostra fantasia".


Elena Lupo: "Ciao Mario, rispondo all'ultimo punto di domanda... fb mi piace perchè è community senza frastuono, senza impegni precisi, spazio libero che riesce a creare empatie ed anche un pò di dipendenza... giusto un pò... Buon fine settimana :-)"

Corinne Pulce Colorata:
"faccialibro e sesso ? la curiosità é l'afrodisiaco per eccellenza .. partecipare in « quasi » diretta é annusare le vibrazioni, emozionarsi o annoiarsi é sentire gli ormoni che gorgogliano !!
Sono stanchissima, realizzo solo la metà di quello che leggo e scrivo, quasi lo stato passionale di quando mi capovolgo durante un'orgasmo ! ah ahah ahaha, Scusate"

Paolo Stermieri: "FB ci mette in contatto con altre persone, ma non ci obbliga alla "diretta"... in altre parole, ci da' il tempo di pensare a cio' che vogliamo dire, di rileggerlo e di correggere eventuali errori o inestetismi... e' il bello della "differita" e visto che, subito dopo il contatto con gli altri, tendiamo a privilegiare chi approva le nostre idee, ecco il mezzo perfetto per presentare al meglio cio' che abbiamo da dire...il classico "uovo di Colombo", rivisitato in chiave moderna".

Mapo Marcello Salamone: "Concordo con l'idea che facebook presenta molte componenti dell'eros. E' uno strumento nato con lo scopo di aggregare persone e che si è velocemente evoluto, secondo le logiche degli utilizzatori stessi. Facebook è quello che noi vogliamo che sia. Di certo è quello spazio intimo che alcuni di noi cercavamo in un diario. E' quell'ancestrale desiderio di appartenenza ad un gruppo. Ma a differenza di altre realtà, rispetta fortemente i tempi di ogniuno di noi, dei nostri impegni, dei nostri pensieri. Per questo motivo credo che ci continua ad affascinare, conquistare e perchè no a creare di dipendenza".

Margot Simpson: "Condivido le parole di Federico Casalegno....noi siamo costantemente in cerca di una <<casa>> per la mente e il cuore....e questa casa, pulita e riordinata, con tutti gli 'affetti' + cari, rigorosamente in differita (come detto da Paolo), ci consente di presentarci al meglio (?)...spesso.....".
 

Ultimo aggiornamento ( domenica 14 febbraio 2010 )
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Facebook Travelling: appunti del mio viaggio nel social network più grande al mondo (1^ Parte)
venerdì 05 febbraio 2010

Foto estratta dal mio Album Riflessioni in Facebook

 

Rieccomi a distanza di un pò di tempo lontano da questo blog, per la precisione dal 21 novembre scorso...


Non sono, però, andato in vacanza o in "pausa di riflessione", ma semplicemente mi sono dedicato alla frequentazione assidua ed attenta del social network più virale del momento: Facebook.

In questi due mesi e mezzo, dunque, mi sono impegnato nelle cyber relazioni attraverso questo social network del quale si sono dette tantissime cose, positive e negative forse in egual misura, come accade sempre quando ci sono nuovi medium di comunicazione.

Sono dell'avviso, però, che occorra vivere davvero i rapporti sociali in rete per poter esprimere delle opinioni ben motivate e non viziate eccessivamente da pregiudizi, congetture ed ideologie.

Ed è quello che ho fatto e che credo continuerò a fare.

La comunicazione su Facebook è senza dubbio caratterizzata, a mio parere, da una serie di possibilità che nei blog sono decisamente molto più diluite e che riassumerei come segue:

1. Possibilità di connettersi rapidamente con molte persone con le quali poter instaurare proficui rapporti di amicizia, culturali ed anche lavorativi e contestuale possibilità di incrementare velocemente e  selettivamente le predette connessioni;

2. Elevata rapidità dei feedback e quindi quasi-immediata percezione se le proprie condivisioni siano ritenute interessanti oppure no;

3. Pluralità delle forme con le quali esprimere i feedback: dal semplice "mi piace", al commento, alla mail privata, al meno simpatico "poke" (una sorta di colpetto sulla spalla per dire "hey mi sono accorto di te!", che se non seguito da una comunicazione concreta può dare anche fastidio);

4. Pluralità delle modalità con le quali si può proporre un proprio pensiero: dal proprio status, dal link di un video di YouTube "nudo e crudo", a quello commentato con pensieri propri o con citazioni, dalla foto con o senza commento, ai video caricati direttamente sulla piattaforma, fino ad arrivare alle note.

In ognuno di queste forme di condivisione di contenuti si può ricorrere al tag, che è una forma molto diretta, ma anche da saper ben dosare, per coinvolgere i propri contatti in ciò che si sta pubblicando;
 

Ultimo aggiornamento ( venerdì 05 febbraio 2010 )
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