| I tempi del Tempo (8ª parte) |
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| Scritto da MarioEs | ||||||
| venerdì 10 aprile 2009 | ||||||
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Non basta il tempo per parlare del tempo... Questo piccolo viaggio iniziato circa quattro mesi fa deve pur avere una fine, anche se provvisoria. Come tutte le (presunte) fini, mi fermerò con questo post, anche se una innegabile componente ciclica, come si è visto, pervade il ritmo danzante della vita a tutti i livelli, da quello biologico fino forse a quello fisico (immagino le possibili esplosioni entropiche cicliche dell'universo nel ritmo vuoto quantistico - big bang - espansione - vuoto), una sorta di "eterno ritorno" di nietschiana memoria la cui decodifica è ancora molto lontana. Al livello antropologico e culturale la memoria è una "misura del tempo" fondamentale ed è stata tramandata da sempre come imprescindibile patrimonio identitario individuale e collettivo. Bisogna ricordare per avere la dimensione cosciente del sè e degli altri, nonché "scrivere" la propria storia possibilmente cadenzandola con delle tappe significative e simboliche. Ecco ad esempio allora le iniziazioni all'età adulta, spesso cruente, delle popolazioni primitive nelle quali si può intravedere la volontà della comunità di ripetere ciclicamente un rituale per confermarlo e ri-scriverlo nella propria memoria rafforzando la propria unità tribale. La memoria serve per contrastare l'entropia che altrimenti dissolverebbe il gruppo in poco tempo e necessita di una organizzazione sociale per poter essere perpetuata: occorre innanzitutto un capo politico-militare, uno stregone che gestisce i rituali e un insegnamento continuo tra "vecchi" e "giovani". In poche parole, occorre che la comunità si dia un paradigma culturale (per i primitivi basato sul mito e sui simboli) che si possa perpetuare nel tempo consentendo di fornire certezze e senso di identità ed appartenenza. Non è possibile confutarla, almeno in linea di principio. Ovviamente di per sè la mem-oria non è nulla se non viene interpretata dal soggetto e questa interpretazione è inevitabilmente soggettiva perchè il ricordo riguarda l'esperienza mentale del singolo e nella sua formazione e sedimentazione profonda incide, spesso in maniera determinante, l'aspetto emozionale. Se questa memoria, positiva o negativa, viene diffusa e comunicata può diventare patrimonio collettivo di un gruppo e di una collettività, fino a pervadere una intera società. Quello che si può affermare è che l'essere umano ha un continuo bisogno di "fermare" la memoria quasi cristallizzandola a comprova del fatto che quella tal cosa è davvero accaduta. La memoria è prova di vita e del suo valore. E' essa stessa il Valore. Senza memoria non ci sarebbe alcun senso, sarebbe il caos. Ecco allora che sin dagli albori dell'umanità con forme e strumenti di comunicazione sempre in evoluzione la memoria è stata tramandata e diffusa. La memoria, però, può giocare anche dei brutti scherzi, può essere anche manipolata ad arte come ci insegna il buon George Orwell nel suo 1984. Il rapporto della memoria con la coscienza e la cultura è decisamente complessificato dalla natura intenzionale della mente umana e dalla dominanza in un certo periodo storico di credenze, miti ed ideologie. Spesso la mente è "ostaggio" di queste credenze e con esse della loro memoria che tende a perpetuarsi quasi come un "software-pattern" autonomo rispetto ai singoli che ne divengono una sorta di hardware di propagazione che ne garantisce l'esistenza e la riproduzione fisica. L'Era digitale in cui viviamo è il Regno della Memoria. Il Web è oggi la più grande Memoria di cui l'essere umano disponga, una memoria a cui si può accedere in ogni momento con "l'accesso alla Rete". Chi non può accedere alla Rete è escluso dalla Memoria collettiva, quella viva e pulsante. Ecco che il primitivo rito della cerimonia tribale con la quale si tramandava la memoria e si suggellavano i ruoli dei membri della comunità tribale, viene riconfigurato oggi dal rito quotidiano di accesso alla Rete, che conferma giornalmente il nostro essere-nel-mondo e la possibilità di ri-vedere e ri-vivere la memoria. La persistenza dei blog e dei social network è una certezza che conforta. Clicchiamo sui nostri feed rss, sui nostri link nei preferiti del browser, visitiamo le pagine di Facebook ed ecco che abbiamo accesso alla Grande Memoria dell'Umanità. Immaginiamo se improvvisamente questa Memoria fosse annullata, cosa ne sarebbe di noi? Cosa accadrebbe alla nostra identità? Cosa sarebbe della nostra vita sociale, oggi diventata cyber-sociale? La Memoria con il digitale ha fatto il suo salto qualitativo assumendo la forma di una rete connettiva potente che lascia tracce ben visibili fatte di bit durante il suo cammino nel tempo. Certo, le tracce possono essere cancellate, alterate, modificate, ma l'enormità del loro numero e le tante possibilità di "storage" offrono una garanzia di perpetuazione della memoria contro ogni tentativo di "attacco orwelliano". E' quasi una forma di "selezione bio-digitale" che garantisce alle informazioni - grazie alla relativa ridondanza - la loro sopravvivenza e la loro riproduzione. Solo una dittatura autoritaria potrebbe manipolare la memoria intervenendo dall'esterno del processo di memorizzazione ed è da questa che dobbiamo sempre difenderci facendo attenzione agli attacchi ai fianchi. Purtroppo, la memoria nella nostra società dell'incertezza e delle paure che si difende di conseguenza con i piaceri di breve periodo e spesso si rifugia in paradisi artificiali per "dimenticare" è in costante pericolo. Il flusso di informazione esorbita di gran lunga quella che è la capacità di assimilazione dei singoli e questo facilita la falsificazione continua di chi può giocare sui "vuoti di memoria". Ecco allora l'imperare di fondamentalismi e violenze di varia natura, attraverso i quali i vuoti di memoria vengono riempiti ad arte con la dottrina imposta da nuovi sacerdoti e aspiranti stregoni e con ricordi ri-creati in funzione delle necessità del potere. Ricordiamoci, dunque, che la Memoria è Vita e cerchiamo di rafforzarla attraverso la connessione reciproca e lo scambio di idee, di cultura e di esperienza. Perchè la Memoria è anche Libertà, soprattutto di cambiare in meglio. © Tutti i diritti Riservati - 2009
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| Ultimo aggiornamento ( domenica 10 maggio 2009 ) | ||||||
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