| L'Etica di Morin a Milano: riflessioni a cavallo della rete e di Second Life |
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| Scritto da MarioEs | ||||||
| sabato 21 novembre 2009 | ||||||
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![]() Fonte: Video di Meet the Media Guru
"Che io possa avere la forza di cambiare le cose che posso cambiare, che io possa avere la pazienza di accettare le cose che non posso cambiare, che io possa avere soprattutto l'intelligenza di saperle distinguere" (Thomas More) "Non sono un organizzatore, il mio lavoro è spargere le spore" (Edgar Morin, Conferenza a Milano dell'11 novembre 2009) Doveva essere una serata cross-mediale per Brain 2 Brain quella dell'incontro organizzato l'11 novembre scorso da Meet the Media Guru al Teatro Dal Verme di Milano con il filosofo e sociologo Edgar Morin in quanto avremmo dovuto collegarci per trasmettere lo streaming da una location molto particolare: l'Ambasciata virtuale dell'Estonia. Purtroppo il teatro Dal Verme non è cablato e la connessione wireless non è stata all'altezza dell'arduo compito. Penso sia intuitivo rendersi immediatamente conto di come il cablaggio possa permettere la radicale trasformazione di un evento di questo tipo in una esperienza collettiva di più ampia portata di tipo interattivo. La strada da intraprendere è proprio questa infatti: quella della Connessione. Connessione di idee, di emozioni, di un "sentire comune" in continua evoluzione che necessita dell'apporto congiunto di discipline e culture diverse per la Costruzione di un'Etica che Edgar Morin chiamerebbe "planetaria". Molto pertinentemente poi nel corso dell'evento la stessa Maria Grazia Mattei, organizzatrice e "mente" di MTMG, ha sottolineato l'importanza del concetto di "connessione". Occorre soprattutto questo nella nostra epoca di dispersioni entropiche culturali e cognitive, di particolarismi esasperati, di egocentrismi ai limiti della patologia psicologica, di sordità emotiva e di scarsa empatia: unire gli sforzi in una direzione fertile e condivisa per realizzare quella che Morin, assieme al recentemente scomparso Pierre Gonod e all'amico (e fratello!, hehe) Prince Paskua - presente con noi al Brain 2 Brain Club con il suo avatar Paskua Wilder - hanno chiamato la Metamorfosi del Mondo. Si, perchè mentre Edgar Morin parlava a Milano di Etica della complessità, contestualmente in Second Life eravamo con Prince Paskua con il quale si è svolto, in un clima di grande convivialità e di partecipazione, un incontro molto interessante imperniato sul tema dell'Utopia e della sua distanza dalla Realtà. Mi è venuto naturale impostare l'argomento dell'Utopia con Prince proprio pensando al pensiero di Edgar Morin, attraverso il quale, come lui stesso ha detto nella conferenza, ha voluto "spargere le spore ma non organizzare" il cambiamento. Di qui il tema dell'Utopia e di come quelle "spore" possono davvero germogliare trovando un "terreno fertile" e del ruolo che possono "giocare" gli intellettuali in questo processo di civilizzazione etica dell'umanità. Paskua è stato, da artista qual'è, molto crudo nelle sue osservazioni, ma a mio avviso è andato, giustamente, al nocciolo, anzi al Cuore, del problema. Bisogna agire, ha detto, e bisogna agire subito, occorrono movimenti dal basso e occorre che questi movimenti si connettano fra loro e facciano sentire la propria voce. Qualcosa accadrà... L'intellettuale non può restare chiuso nella propria "torre d'avorio". L'Utopia, in questo processo, è necessaria come collante ideale del cambiamento, ma poi occorre l'Azione. Edgar Morin, del resto, lo ha detto chiaramente nel suo intervento: l'Etica non è solo Resistere alla barbarie, alla inciviltà, alla violenza, al Male, ma è anche e soprattutto Agire con responsabilità. L'Homo di Morin è sempre dialogico, Sapiens e Demens, Poeticus e Prosaicus, Faber e Mythologicus, Economicus e Ludens, in una parola significativa è un Homo Complexus e come dice il filosofo "la saggezza della vita deve assumere la follia della vita, la quale deve integrare la razionalità in una folle saggezza". Bisogna essere coscienti e consapevoli di questa nostra "doppia natura" e quindi poterla e saperla dirigere responsabilmente verso una etica planetaria, basata sulla comprensione, sull'empatia, sulla resistenza (al Male) e sull'azione. Questa è la Grande Utopia che Morin ci lascia come messaggio da attuare e trasmettere ai nostri figli. Ma come si può attuare tutto questo ci siamo chiesti? Chi deve fare cosa? Prima di dire cosa è emerso di interessante sia "in world" su SL sia su Facebook, mi piace proporre quelli che il filosofo francese ha chiamato i "nove comandamenti" etici nel suo Metodo 6 - Etica, il cui commento lascio alla riflessione di chi legge: 1. La presa di coscienza dell'identità umana comune attraverso le diversità di individualità, di cultura, di lingua. 2. La presa di coscienza della comunità di destino che ormai lega ogni destino umano a quello del pianeta, anche nella sua vita quotidiana; 3. La presa di coscienza che le relazioni tra umani sono devastate dall'incomprensione e che noi dobbiamo educarci alla comprensione non solo di coloro che ci sono vicini, ma anche degli estranei e di coloro che sono lontani dal nostro pianeta. 4. La presa di coscienza della finitezza umana nel cosmo che ci porta a concepire che, per la prima volta nella sua storia, l'umanità deve definire i limiti della sua espansione materiale e correlativamente intraprendere il suo sviluppo psichico, morale e spirituale; 5. La presa di coscienza ecologica della nostra condizione terrestre che comprende la nostra relazione vitale con la biosfera. La Terra non è la somma di un pianeta fisico, di una biosfera e di una umanità. La Terra è una totalità complessa fisica-biologica-antropologica nella quale la Vita è una emergenza della storia della Terra e l'uomo una emergenza della storia della vita. La relazione dell'uomo con la natura non può essere concepita in modo riduttivo o disgiunto. L'umanità è un'entità planetaria e biosferica. L'essere umano, nello stesso tempo naturale e sovrannaturale, deve radicarsi nella natura vivente e fisica dalla quale emerge e dalla quale si distingue con la cultura, il pensiero e la coscienza; 6. La presa di coscienza della necessità vitale del duplice pilotaggio del pianeta: la combinazione del pilotaggio cosciente e riflessivo dell'umanità con il pilotaggio eco-organizzatore inconscio della natura; 7. La presa di coscienza civica planetaria, cioè della responsabilità e della solidarietà nei confronti dei figli della Terra; 8. Il prolungamento nel futuro dell'etica della responsabilità e della solidarietà con i nostri discendenti (Hans Jonas), da cui la necessità di una coscienza con il teleobiettivo, cioè che veda in alto e lontano nello spazio e nel tempo; 9. La presa di coscienza della Terra-Patria come comunità di destino/di origine/di perdizione. L'idea di Terra-Patria non nega le solidarietà nazionali o etniche e non tende per nulla a sradicare ciascuno fuori dalla sua cultura. Essa aggiunge ai nostri radicamenti un radicamento più profondo nella comunità terrestre. L'idea di Terra-Patria si sostituisce al cosmopolitismo astratto che ignorava le singolarità culturali ed all'internazionalismo miope che ignorava la realtà delle patrie. Sempre nel suo intervento Morin ha fatto l'esempio del Cristianesimo e della sua diffusione capillare all'interno dell'impero romano per poi divenire attraverso i secoli il substrato profondo della nostra cultura occidentale. Le Grandi Metamorfosi potrebbero e dovrebbero seguire il suo esempio: da un piccolo movimento, quasi come un "effetto farfalla", propagarsi fino all' "uragano culturale" che intacca nel profondo i paradigmi consolidati di una civiltà - nel nostro caso iper-decadente - ponendo le basi per una costruzione stabile, duratura e a "misura d'uomo e dell'ambiente" del mondo che abitiamo. Ma che ruolo deve avere l'intellettuale, che mi pare abbia - o meglio - debba avere una funzione di "spirito guida" del processo di cambiamento? Su Facebook ho rivolto questa domanda: "un filosofo ed, in generale, un intellettuale del XXI secolo (dove tutto sembra degenerare...) può più permettersi solo di spargere idee e non anche fare, agire concretamente nella vita politica. La delega "a terzi", "al terreno fertile", può ancora essere una ipotesi "eticamente accettabile" per chi dice di essere intellettuale e fautore del cambiamento. Forse devono cambiare anche gli intellettuali?". Vi riporto tra i vari il commento dell'amica Rita Benigno (autrice, tra l'altro, di un recente libro dal titolo "Utopia, il tempo del dono"): "Mario, credo che mai come oggi sarebbe opportuno “ri-leggere le pagine gramsciane sul ruolo degli intellettuali. Hanno da insegnarci ancora molto, naturalmente se contestualizzate. Personalmente, comunque, ritengo che il vero ruolo dell’intellettuale sia oggi quello di adoperarsi per la formazione di una “coscienza critica” collettiva, che è ciò di cui è davvero priva la nostra società (drammaticamente). Da questo punto di vista, credo che non siano auspicabili né la delega a terzi né la figura dell’intellettuale militante. Il primo (cioè lo studioso puro) si ritrova fuori dal mondo, ma il secondo è troppo dentro ad “una parte” in una società che è invece – come tu ben sai – assolutamente difficile e complessa. Il militante, inoltre, non acquisisce “credibilità”, proprio perché considerato uomo di parte. Ce ne stanno troppi in giro, di destra, di sinistra, di centro e di tutte le parti possibili ed esistenti. Una confusione generale, in cui si afferma tutto ed il contrario di tutto, ed in cui la gente finisce col non credere a nessuno. Oppure a chi fa più comodo credere, in quel momento. L’intellettuale impegnato dovrebbe avere una visione complessa, appunto. E’ uno dei motivi per cui stimo Morin e condivido il suo “lavoro di spargere le spore”. Proprio la grande responsabilità che grava sulle spalle degli studiosi, letterati, scienziati, artisti e, naturalmente, professori ed educatori, impone loro di non essere prigionieri di una concezione del mondo oppure di una singola teoria, ma di esprimere e trasmettere la capacità di esercizio critico rispetto alle altrui come alle proprie ideologie, credenze e religioni". Dunque, occorre una nuova figura di intellettuale "Impegnato" (e non solo critico) e con una mentalità complessa ed aperta. Le spore devono, a mio parere, essere anche adeguate a chi le deve ricevere se no rischiano di essere polvere al vento e di restare inutilizzate. Questo è il grosso, anzi immane, lavoro per chi vuole fregiarsi del titolo di Pensatore del XXI° secolo. Infine, occorre capire che i nuovi modelli interpretativi della nostra società, cultura ed economia, sviluppati attorno al concetto di complessità, non possono davvero indurre alla Metamorfosi se non sono supportati da un'Etica condivisa e da quello che qualcuno chiama ancora "cuore". Come sento dire spesso all'amico Ignazio Licata, il mondo non è "zippabile", e come tale non può essere compresso nemmeno all'interno del concetto di complessità che vorrebbe esserne l'attuale concentrato interpretativo per ogni occasione. Occorre essere propulsori di cambiamenti e di emergenze semantiche radicali se vogliamo costruire un mondo migliore. Ciò che non rigenera, degenera direbbe Morin. Impegniamoci, dunque, in questo ad ogni livello e soprattutto chi ne ha gli strumenti culturali se ne faccia elemento propulsore e responsabile. Altrimenti, finiamo nelle chiacchiere di salotto e negli articoli di giornale, blog e social network più come esercizio di stile che come reale segno del cambiamento. Cominciamo a parlare e a dire davvero le cose che sentiamo di più. Poi facciamo, agiamo. Le risposte arriveranno e in questo la Rete ci aiuterà. Post Scriptum: Il mancato collegamento con Milano mi ha fatto pensare alla possibilità di una "intervista 2.0" ad Edgar Morin per il tramite dell'amico Prince Paskua. Le domande che sono pervenute tramite FB sono le seguenti, che provvederò ad inviare domani a Paskua (ultimo giorno per eventuali altre domande da farmi pervenire) non senza ringraziare sentitamente chi ha ritenuto di inviarle: 1. (Giuliana Guazzaroni) : a) la realtà aumentata (dalle tecnologie digitali) rappresenta o riduce (impoverisce) l'emergenza della complessità? b) Etica della complessita e futuro dell'apprendimento in rete, quali prospettive? 2. (Elena Lerra) : una politica della "civilizzazione" deve ristabilire solidarietà e responsabilità per rimediare agli effetti negativi di una crescita squilibrata... Ma poi la "resistenza" alla crudeltà del mondo, alla barbarie esterna e interna come conciliano con l'affermazione di "libertà?"...come fare grandi trasformazioni da piccoli eventi? 3. (Rosanna Tafanelli): Qual è la funzione della poesia nel processo di introspezione e di conoscenza di sè e del prossimo? 4. (Rita Benigno) : Egr. Professore, Lei postula un nuovo pensiero per il terzo millennio, riguardante il recupero di consapevolezza della complessità del reale, che ha come presupposti indispensabili il recupero della complessità del sapere e la conseguente necessità di “educare gli educatori”. L’attuale crisi globale dell’educazione è però sotto gli occhi di tutti e, di fronte al declino dei sistemi educativi tradizionali, si sostanzia anche e soprattutto come mancanza di una “new-media art educational" in grado di educare la società ad affrontare i suoi continui e repentini cambiamenti. Se è vero che la rete potrebbe rappresentare il vero paradigma di una comunità della differenza, questa assenza di educazione ai suoi strumenti ed ai suoi saperi può essere interpretata come l’esito della presenza trasversale del potere nelle società contemporanee e delle sue strategie di autoconservazione? 5. (Ivo Quartiroli): Buongiorno professor Morin, da quando ero studente mi domandavo della sua relazione con il trascendente e con gli stati dell'essere che vanno oltre la mente. Ne "La conoscenza della conoscenza" (La Méthode. III. La connoissance de la connoissance/1) lei, citando Pierre Cornaire, parla della crisi dei fondamenti del pensiero e, più avanti, citando von Foerster, scrive che abbiamo bisogno "non soltanto di una epistemologia dei sistemi osservati, ma anche di un'epistemologia dei sistemi osservatori". Queste frasi le sento vicine ad una posizione metafisica e spirituale, dove l'osservazione di sé, la meditazione (nel senso in cui il buddismo parla di meditazione, che non va confusa con la "riflessione"), sono i ponti che ci portano al di là della mente, verso la non-mente dello Zen. Ritengo che il "nuovo pensiero" per la guarigione del mondo possa essere un non-pensiero, dove spazi di illuminazione dell'anima senza mente si sostituiscono alla prepotente presenza della mente che di sua natura è duale. Questo non significa andare al di sotto della mente, ma integrarla da una prospettiva più ampia, come ci insegnano innumerevoli insegnanti spirituali di ogni epoca. Chiunque pratichi la meditazione a livelli avanzati conosce tali spazi, seppur in modo fugace. Qual è il suo sentire (e uso sentire, non le chiedo il suo "pensiero") a proposito? 6. (Andrea Romeo) : studi scientifici ci dimostrano che l'uomo non ha bisogno di carne e che la carne altro non sia che un "piacere/lusso" piu' che una necessita': ciò che dai gruppi vegan americani (paese piu' "incivile" del nostro per molti aspetti, ma piu' civile per altri - un esempio ne e' questa battaglia) e' chiamato "l'auschwitz degli animali". Premi nobel all'economia che hanno studiato questo argomento, hanno mostrato come l'utilizzo della carne sia direttamente legato al consumo del petrolio e al surriscaldamento del pianeta (una dieta vegetariana ridurrebbe il consumo di energia del 40%, che e' tantissimo, il solo occidente, iper-consumatore, potrebbe sfamare tutto il mondo, e invece siamo ego-centrici a quanto pare, altro che etica), tanto che per mantenere l'occidente-carnivoro (gli USA e' tra i primi paesi, e si vede attraverso il numero di obesi) si mantiene il resto del mondo povero e sotto il dominio occidentale, tanto che si pensa che la carne sia il simbolo dell'opulenza dato al popolo occidentale per tenerli vincolati (alimentandolo) al proprio sitema politico-militare perfetto (dove vai, che nei paesi poveri manco c'hanno da magna' legumi, in quanto il nostro super-esercito gli toglie tutto?) ... continuare guerre "sacre" e "razziste" contro gli altri paesi, una guerra di tipo economico-simbolica (nascosta da altri valori come la religione e l'aiuto umanitario inesistente). Bene, non crede, visto che come lui afferma, l'uomo e' innanzitutto un essere "cosmico", e anche visto che secondo lui "un piccolo puo' fare tanto", che l'uomo iniziasse proprio da queste piccole cose?? cioè' iniziando con il rispetto per la natura e gli altri esseri, che sono parte del suo mondo in fondo, cosa che permetterebbe ai suoi simili di sfamarsi anche visto che se un attimo cambiamo le nostre abitudini malsane, diamo anche gli altri popoli la reale possibilita' di accedere alle risorse terrestri? 7. (Gino Tocchetti) : Le reti sociali, sono oggi riscoperte grazie ad internet, che le favorisce, le amplifica e le valorizza. Nel nuovo "ecosistema aumentato", esse rappresentano nuove forme di organizzazione sociale e di conoscenze, e sono espressione diretta di piccole e grandi concertazioni di singole persone, che in esse non perdono la propria identita'. Le reti sociali sono dunque destinate a diventare le protagoniste di questo scorcio del nuovo millennio, come mai era stato possibile nel secolo scorso e nel precedenti, e come tali meritano di essere comprese nelle dinamiche fondanti e nei potenziali pregi e difetti. Quale ruolo viene assegnato alle reti sociali nella riforma del pensiero e nella politica della civilizzazione: sono considerate una questione di tecnica e di metodo, o possono addirttura essere assunte come una risposta alla domanda di senso? Possiamo assumere come prospettiva, l'avvento di un nuovo umanesimo, fondato non piu' sull'individuo, ma appunto, sulle reti sociali ? 8. (Mario Esposito) : Professor Morin, Lei ha affermato nel suo intervento a Milano che il suo compito è stato ed è quello di "spargere le spore e non di organizzare". Quale deve essere, a suo parere, il compito della nuova generazione di intellettuali e pensatori del XXI° secolo per attuare questa auspicata Metamorfosi del Mondo? 9. (Ivonne Citarella) Prof . Morin, Lei nella sua vita ha operato una “ricomposizione identitaria” a causa della sua identità confusa vivendo sulla sua pelle contemporaneamente sentimenti di inclusione ed esclusione, gli stessi sentimenti che ancora oggi molti popoli immigrati provano, non solo in Europa, ma nel mondo intero. Il suo orrore per la menzogna e l’ossessione della verità l’hanno spinta sempre ad approfondire le questioni da Lei affrontate. Può, secondo Lei. la Terra operare la stesso percorso identitario liberandosi dal vento xenofobo che la pervade, rifiutare la menzogna di un apparente Mondo unito e aprirsi al cammino etico per la ricerca della verità? In più ci sarà una domanda di Prince Paskua, che attualmente non conosco : consideriamola una sorpresa :-)
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